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Luigi D'Andrea
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TOPIC: Luigi D'Andrea
#301
Luigi D'Andrea 2 Mesi, 4 Settimane Karma: 1
Luigi D'Andrea, nato il 09.07.1945 a San Nicola La Strada (CE) deceduto a Dalmine (BG) il 06.02.1977
Tutti i componenti della sua famiglia, vestono la divisa, una diversa dall'altra, ma tutte rappresentate con onore!








In servizio di pattuglia (unitamente al collega Barborini) nei pressi del casello autostradale di Dalmine (BG), intima l' alt ad una vettura che procede a forte velocità zigzagando.
A bordo, tre persone.
I militari si accingono a controllare l'autovettura e due degli occupanti la vettura, scendono dal veicolo. E' a questo punto che esplode, come un fulmine a ciel sereno, il conflitto a fuoco.
Tacciono i colpi e per terra rimangono i corpi senza vita dei due Poliziotti.






Decorato con Medaglia d'Oro al valor civile








Il pensiero di Gabriella per i 30 anni


CIAO UOMO GRANDE, ANGELO MIO !




E’ facile ricordare trent’ anni, quando colmano la distanza da un evento così determinante, da sembrare successo ... solo ieri.
Come ogni anno, nella mia mente - nei miei occhi - scorrerà la nostra “breve” vita a due (a quattro, per l’esattezza).
E ancora il dolore squarterà il mio cuore.
Già, il dolore, questa condizione umana dell’anima e del corpo, che non si può svilire a semplice emozione, ma chiede d’essere nobilitata, nelle persone degne almeno, come un dono amaro, capace di dare frutti positivi per la società.
Un dono amaro che tuttavia non sa, per questo, attenuare i morsi, né diluirsi nel tempo.
Mio amato, oggi gli amici, i colleghi (le nostre Giacche Blu), saranno stretti intorno a me e a due Fiori che mi hai lasciato.
A questi amici si sono aggiunti ora tanti rappresentanti di Corpi diversi, che con le loro Divise vogliono testimoniare la fedeltà ad un Credo e ad un Giuramento prestati e consumati nel nome dello Stato, del Cittadino, dell’Uomo.
E di questo, della loro presenza qui, oggi, accanto a me e a quanti ti ricordano, non posso che andare fiera.
Ti hanno conosciuto attraverso i miei racconti ed hanno compreso ... la tua Statura di Uomo Grande.
Sono riuscita a trasmettere loro “Amore”.
Continua a riposare, nella mia anima.
Ora il tuo posto è li.
Prendi per mano Renato (e gli altri Colleghi) e veglia-proteggi, tutti coloro che ancora - nonostante mille difficoltà – continuano in questa Nobile Missione, che era la tua Missione.
Qui, su queste pagine, hai (avete) trovato Casa, sei (siete) di nuovo alla luce del giorno.
E ci spronate ad imitare la vostra stessa Fede, il vostro stesso Coraggio, il vostro stesso Grande Amore. Ciao, Angelo mio, un bacio.

(Gabriella Vitali D’Andrea)



30 anni fa Renato Vallanzasca uccideva due uomini della Polizia Stradale:Luigi D’Andrea e Renato Barborini, una strage che pesa ancora

di Lorenzo Borselli
(Tratto da www.ASAPS.it)






Oggi sono trent’anni da quegli spari sordi risuonati in crepitanti raffiche sullo svincolo di Dalmine.
Fanno 360 mesi, scanditi dal martelletto dei tribunali, dal ciclo delle rotative, dalle troppe inutili chiacchiere che hanno alimentato odio e risentimento nei confronti di una persona che malgrado noi, malgrado il sangue versato, malgrado la segatura sparsa sul selciato come sulle piastrelle del pavimento delle banche, qualcuno ha voluto far passare per eroe.
Trent’anni fa morivano a Dalmine il brigadiere Luigi D’Andrea e l’agente Renato Barborini della Polizia Stradale, ammazzati dal capo di una delle più spietate bande che la storia moderna d’Italia possa ricordare.
Delle loro vite, non c’è quasi traccia nella storia di questo paese, come non ce n’è di Bruno Lucchesi, altro poliziotto della Stradale massacrato nella piana di Montecatini Terme dalla stessa mano.
Le loro medaglie invecchiano, quasi senza menzione sui libri di storia, mentre qualcuno – purtroppo – farà l’ennesima fiction col protagonista sbagliato.
L’ennesimo schiaffo ce lo dà proprio il servizio pubblico, visto che sarà Rai Uno a produrla..
Perché non girare un film, magari un cortometraggio, sul silenzio attonito e angosciante delle vittime e di chi era loro accanto, puntando la macchina da presa sulle aspettative mancate, sul pianto disperato, sul petto singhiozzante al quale qualcuno aveva apposto una medaglia?
Perché?
Forse perché non fa audience? Forse perché lo share non è assicurato?
Come mai questa differenza di trattamento e perché si vuol mettere a tutti i costi la maschera da Zorro ad un assassino nato?
Cos’è questo fascino perverso del Contro a tutti i costi che attira così tanto?
Lui, l’assassino, ha cercato di intenerirci parlando di “una vita che non ha vissuto”.
Ha cercato di piacere, di mostrarsi coerente, ispirandosi alla Ragion Pura che anima il delinquente più spietato, tirando in ballo l’ “io bandito” ed il “tu sbirro”.
Ha poi fatto i conti con la vita che gli resta da vivere, con gli anni che passano anche per lui, e che pesano più del piombo vomitato dalla sua calibro 9 con matricola abrasa o fattagli arrivare da qualche corrotto in carcere.
Ha pensato a lungo di avere a che fare solo coi sempliciotti, che poteva abbattere a suo piacimento chiudendo uno dei suoi occhi di ghiaccio da dietro il mirino puntato alle spalle di un inerme o dritto al cuore impazzito di paura di una delle sue vittime colte di sorpresa.
Ha pensato di darsi un contegno da intellettuale, raccontando del viso atterrito di una guardia carceraria (all’epoca si chiamavano così) al quale aveva rivolto un’arma chissà come entrata in galera.
Salvo poi finire quasi abbattuto dai colpi dei poliziotti e dei carabinieri che erano fuori delle mura e che lo hanno inchiodato durante la fuga, meravigliandosi che mentre giaceva inerme col sangue in bocca nessuno gli sparò l’ultimo colpo in testa.
Noi non siamo così. Se non averlo ucciso mentre era inerme a terra significa per lui essere dei sempliciotti, lieti di esserlo.
Ma non attacca più.
Oggi, più che mai, siamo contenti della sua ultratrentennale carcerazione.
Le sue fughe, le sue malefatte, le sue esecuzioni avranno anche alimentato la fantasia popolare, ma noi non ci caschiamo.
Lui finalmente invecchia e vive una vita che ha negato agli altri, e del suo fascinoso mistero resta solo una foto sbiadita del suo ghigno beffardo, con una sigaretta pendula dalle labbra socchiuse.
Di Luigi D’Andrea e Renato Barborini, restano le terribili immagini di Dalmine che Gabriella, vedova di Luigi, inchiodata al suo destino dagli stessi spari che uccisero il marito, ci ha concesso ancora una volta di pubblicare.
Noi non dimentichiamo.



Fonte e copyright
kikko
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Ultima modifica: 11/12/2009 08:10 Da kikko.
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#302
Re:Luigi D'Andrea 2 Mesi, 4 Settimane Karma: 1
un pensiero per te ...


kikko
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#334
Re:Luigi D'Andrea 2 Mesi, 4 Settimane Karma: 2
grazie............... a tutti coloro che donano la vita per la nostra sicurezza....
Laura
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#495
Re:Luigi D'Andrea 2 Mesi, 2 Settimane Karma: 1
Buon Santo Natale caro Luigi ... gli angeli nel cuore non muiono mai ...





kikko
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#583
Re:Luigi D'Andrea 2 Mesi, 1 Settimana Karma: 1
Caro Luigi,
un altro anno termina e ti prego di vegliare su Gabry e le tue splendide figlie e nipotini ...

Buon anno anima bella ...
kikko
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#725
Re:Luigi D'Andrea 1 Mese, 3 Settimane Karma: 0
Grazie Kikko, hai capito, quanto sia importante per me, mantener vivo il ricordo di Luigi.

"....non viviamo della tua memoria, ma della generosa tua costante presenza".

Gabry
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Ultima modifica: 13/01/2010 17:08 Da Gabry.
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#967
Re:Luigi D'Andrea 1 Mese Karma: 3
Un pensiero per te Luigi, veglia sempre sulla tua famiglia
Lara
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#977
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Amore mio,ci hai lasciato una stupenda lettera d’amore, anche se incompleta: la tua vita. L’avremo sempre tra le nostre mani.
Gabry
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#994
Re:Luigi D'Andrea 1 Mese Karma: 1
Caro Luigi, ti ricordo con una preghiera.
In questo giorno di tua memoria, gli angeli del cielo si stringano al cuore di Gabry e le tue figlia.
Vivi con noi, sempre ...
kikko
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#996
Re:Luigi D'Andrea 1 Mese Karma: 0
Ciao Gabry, oggi dirò una preghierina per tuo marito e ti penserò. Mando un bacione grande a Luigi
Alex
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#997
Re:Luigi D'Andrea 1 Mese Karma: 3
Carissima Gabriella, ricordo Luigi con tanto affetto. Un bacione grande per te e una candela accesa a Luigi che è sempre con noi
Lara
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#1000
Re:Luigi D'Andrea 1 Mese Karma: 0
La voglia di vederti, parlarti,abbracciarti è immensa ma gli angeli vengono e quando arrivano ti guardano, ti sorridono e se ne vanno per lasciarti il ricordo di un sogno lungo una notte ma che vale una vita.
Ciao, Angelo mio.

Grazie a tutti e per Alex un grosso bacio
Gabry
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#1029
Re:Luigi D'Andrea 4 Settimane Karma: 1
Con grande rispetto e silenzio vorrei condividere con voi queste splendide testimonianze per quanto Gabry offre quotidianamente con la sua forza e grande amore per Luigi












Dalmine, 6 febbraio 1977: nessuno dimentichi

Celebrata a Bergamo la terza edizione del Premio Maresciallo Luigi D'Andrea,
consegnato a cinque operatori della Polizia di Stato. L'Asaps c'è.
È la Giornata della Memoria: a due Centauri il prestigioso riconoscimento
di Lorenzo Borselli

Gabriella Vitali insieme ai cinque agenti premiati





La cerimonia al cippo commemorativo posto al casello sulla A4
Il pubblico
presente alla premiazione
(ASAPS) BERGAMO, 8 febbraio 2010 - Entrare nella sala fa subito un profondo effetto.
Luigi è lì, te ne accorgi subito. C'è perché accompagna da sempre la sua fedele
Gabriella, che il 6 febbraio 1977 venne chiamata a riconoscere il suo giovane
marito, il maresciallo di PS Luigi D'Andrea, uscito di casa per fare il turno di
mattino in autostrada insieme all'appuntato Renato Barborini, e mai più tornato. Lo
uccise un bandito, in perenne e vigliacca fuga da sé stesso, intenzionato ad
accoppiare un'aura romantica al suo nome, capace di infinocchiare folle di
nostalgici e ribelli pensatori ma incapace di pietà. Il suo tanfo ci perseguita,
così tanto da costringerci ad bloccare le applicazioni che lo riguardano sui social
network. Così tanto da farci cambiare spesso idea perfino sull'intelligenza di
qualche autorevole editorialista. Stop: parlare di lui, evitiamo volutamente di
citarne il nome, equivarrebbe a non parlare di ciò che invece ci sta più a cuore: la
Memoria. È appunto in Memoria di Luigi D'Andrea che Gabriella Vitali, sua moglie, è
riuscita a realizzare un Premio intitolato al marito, caduto sullo svincolo di
Dalmine insieme a Renato Barborini nel corso di un conflitto a fuoco con una banda
di rapinatori. Un premio al quale l'Asaps tiene particolarmente ed al quale ha
concesso il proprio patrocinio. I due coraggiosi poliziotti, in servizio alla
Stradale di Bergamo, reagiscono ai colpi della calibro nove impugnata
dall'assassino, ai quali fanno seguito altre armi. Stramazzano a terra, ammazzati.
Anche un bandito muore, pochi secondi dopo. Tanto per ribadire che ci vuole coraggio
anche ad aver pietà: il corpo del delinquente, ormai privo di vita, viene scaricato
dai due superstiti in fuga. Poi arriva il 2008 e Gabriella realizza il suo sogno. È
stata così determinata da riuscire a convincere la regione Lombardia ad istituire la
Giornata della Memoria per onorare i Servitori della Repubblica vittime del
terrorismo, della mafia e di ogni altra forma di criminalità. Attenzione: ". ogni
altra forma di criminalità .". Un caso unico, perché di mafia e terrorismo molti
sanno tutto. Ma che ci sono migliaia uomini e donne che, in questo paese, sono
caduti sotto i colpi di una criminalità tanto crudele quanto quella di stampo
mafioso o eversivo, lo sanno in pochi. Il 2010 è l'anno delle conferme. Al palazzo
territoriale della Regione Lombardia si entra lasciandoci alle spalle una tempesta
di pioggia mista e neve. Fa freddo, il cielo è plumbeo. Pensi, sotto l'ombrello, che
tutto sommato anche il 6 febbraio 1977 il tempo doveva essere più o meno così. Sali
le scale e cominci ad avvertire la presenza di Luigi e Renato. Gabriella è tesa,
emozionata. Controlla che sia tutto a posto, che tutti siano a proprio agio.
Arrivano il questore Matteo Turillo e il sindaco di Dalmine, Claudia Terzi. Poi
fanno il loro ingresso i rappresentanti delle forze di polizia dello Stato e di
quelle Locali. Al tavolo siedono Carlo Saffiotti, consigliere regionale tra i primi
firmatari della Legge che istituisce la giornata della Memoria, e Marco Carminati,
che nel 2003 aiutò Gabriella a scuotere le coscienze, firmando insieme a lei
"Nessuno dimentichi". C'è anche Gabriella, ma dire che è seduta non renderebbe
giustizia al suo incredibile lavoro. La cerimonia è breve ma intensa. È "militare",
ma senza troppi convenevoli. "Operativa" è forse la definizione migliore. Carminati
ripercorre i 33 anni in un soffio. Lui la storia la conosce bene, ma - ad onor del
vero - in quella sala di via XX settembre la conoscono tutti. Primo segno che
Gabriella ha già centrato l'obiettivo. Sembra quasi che, arrivato alla sua terza
edizione, il premio si prepari ad un salto di qualità. È un momento istituzionale
intenso, che avvicina tutti a lui, a Luigi; e Luigi è un simbolo. Rappresenta la
legalità.
Quest'anno il prestigioso riconoscimento è stato concesso a 5 operatori della
Polizia di Stato, che si sono particolarmente distinti nell'adempimento del loro
dovere in servizio e liberi dal servizio. Due poliziotti di quartiere, della
questura di La Spezia, intervennero per salvare dalle fiamme di un appartamento due
donne anziane, mettendo a repentaglio la loro vita: sono l'assistente capo Massimo
Orlandi e l'assistente Natascia Pigoni. "Con grande sprezzo del pericolo e nobile,
generoso senso del dovere, hanno affrontato le fiamme dell'incendio, ponendo in
salvo due anziane cittadine e scongiurando il pericolo di un'esplosione dalle
conseguenze fatali per i residenti del quartiere". Anche l'assistente capo Roberto
Villani, della Digos di Roma, intervenne in una condizione simile. Era libero dal
servizio, da solo, ma nonostante questo salvò diverse persone, portandole fuori dal
caseggiato in cui divampava un violento rogo una per una. "Libero dal servizio,
evidenziando coraggiosa determinazione, encomiabile spirito di umana solidarietà, ha
affrontato le fiamme dell'incendio, ponendo in salvo diverse persone, di cui una
disabile. Chiaro esempio di elette virtù civiche e non comune senso del dovere".
Infine due immancabili Centauri. Il Sovrintendente Andrea Marinoni e l'assistente
capo Gianfranco Ottonelli, del Distaccamento Polizia Stradale di Chiavari,
riuscirono a convincere un uomo, che si era tagliato le vene, a recedere dal suo
proposito suicida. "Con tempestività e capacità di dialogo hanno saputo
neutralizzare i propositi drammatici di un cittadino in forte stato confusionale,
salvandogli la vita. Esempio di fedeltà al dovere". Questo è avvenuto il 5 di
febbraio, con un giorno di anticipo rispetto alla ricorrenza dell'eccidio. Il giorno
dopo, al casello di Dalmine, il picchetto della Polizia Stradale ha reso omaggio ai
due Caduti. Il cappellano della Polizia di Stato, don Giulio Marchesini, alla
presenza del questore Matteo Turillo, del prefetto Camillo Andreana, del sindaco di
Dalmine Claudia Terzi e di altre autorità, ha officiato la celebrazione a cui è
seguita la deposizione al cippo commemorativo delle corone floreali. Quando l'ultima
nota del "Silenzio" si è persa nel rumore di fondo dell'autostrada A4, il traffico
ha ripreso il sopravvento. È la 33esima volta che accade. Grazie a Gabriella accadrà
ancora. (ASAPS)


In memoria di Luigi e Renato: posso chiamarli Amici?

A Dalmine, un paese della provincia di Bergamo, c'è un casello autostradale con uno
svincolo. Per molti, ma non per noi, quello svincolo è insignificante. E'
semplicemente un luogo dove entrare o uscire dalla A4.
Ma lì, su quell'asfalto percorso da milioni di macchine, che fanno miliardi di
persone, c'è il sangue di un mio amico. L'ho conosciuto solo stringendo le mani di
sua moglie, Gabriella, che è riuscita a trasformare in amore quello che chiunque
avrebbe chiamato semplicemente "dolore".
Non si è rassegnata ad aver perso il suo Luigi. Ha cresciuto le figlie e le ha
educate al vivere civile, al rispetto ed all'amore degli altri.
E questa, amici, si chiama "coerenza".
In galera c'è un uomo che sconta 260 anni di carcere per un numero indicibile di
omicidi e altri reatucci vari, che forse oggi sarebbe in circolazione da un pezzo,
se non fosse per quella coerenza vestita di dignitoso amore che ha contraddistinto,
dal 6 febbraio 1977, la mia amica Gabriella.
Quel giorno un assassino di nome Renato Vallanzasca uccise a tradimento due
poliziotti: il mio amico Luigi, il giovanissimo marito di Gabriella, e il suo
compagno Renato.
Permettete? Ho incontrato lo sguardo di entrambi. Mi permettete di chiamarli amici?
Reagirono con inaspettata freddezza, ma quando ad aggredirti è un predatore subdolo
come uno col sorrisetto vigliacco di chi sa di usare per primo la pistola, hai poche
speranze di farcela.
L'assassino la pistola ce l'aveva e l'usò senza pietà. Lo aveva già fatto e lo
rifece ancora.
Nel tempo il suo sorrisetto ha ammaliato persone, fatto innamorare donne, ispirato
scrittori e registi.
Mi chiedo: perché?
Ma siccome non voglio sporcare il mio pensiero di oggi, mi limito a ricordare Luigi
e Renato.
Entrambi Caduti per noi, per farci essere più sicuri.
Grazie Amici.

Lorenzo Borselli


A lezione di coraggio da Gabriella Vitali

Se tutte le donne (e gli uomini) avessero la forza e la determinazione di Gabriella
Vitali vedova del M.llo Luigi D'Andrea Med.d'Oro al Valor Civile, l'Italia sarebbe
più forte e avrebbe qualche motivo in più per essere orgogliosa. La leonessa di
Bergamo non si è fatta mai intimidire dal cinematografico cognome Vallanzasca, né
imbambolare dai romanzieri del Bel Renè. L'abbiamo vista oggi sul Tg, che coraggio
che forza!
Se qualche volta a noi manca quel coraggio (per ragioni opportunistiche) possiamo
ricevere lezioni gratuite dalla vedova D'Andrea.
Signori politici, signori burocrati prendete nota. Questa donna non molla!
Tutti insieme facciamoci da parte sta passando Gabriella!

Giordano Biserni
kikko
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Ultima modifica: 09/02/2010 06:53 Da kikko.
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