Accadde in un tempo che tempo non ha,
che un fiore e un anima
si trovassero a camminare uno al fianco dell’altra
e alla luce della loro conoscenza scambiarono le parole
che ora vi riporterò come semplice ascoltatore

Fiore nel tuo divenire
riconosco i passi
di chi non ha mai davvero osservato il suo cammino,
le tue flebili radici non ti riconoscono radificata credenza,
semplice sarà la tua accettazione
quando la mano eterna verrà a coglierti.

Anima,
quanto poco conosci del vivere,
la tua aurea di luce ti rende sovrana del viver alto,
ma ti sia noto che la vita vera è ben altra cosa,
pertanto astieniti dal tuo proferir parola
il tuo volo non ti concesse di assaggiar la dura terra.

Fiore,
ti cammino al fianco e colgo gli errori del tuo cammino,
con la semplicità del mio solo vedere,
ma non sottovaluto la dura realtà che il tuo passo scorge,
i rivoli di sangue che il tuo cuore cede
hanno maturato i frutti di cui un giorno tu mangerai.

Anima,
osserva il tuo cielo
e non porti quesiti sul cammino del vivere,
peccheresti di presunzione,
la dura terra ha accolto il mio procedere
e le radici di un fiore hanno grave compito
nel penetrare questa dura scorza.

Fiore,
del tuo passo è sacro il creato,
solo chi procede rende giustizia alla propria esistenza,
io non ho mai sottovalutato il tuo cammino.

E fu allora che il fiore fece una proposta all’anima:

Guarda il mio orizzonte, cosa vedi?

Vedo l’aurora di un nuovo giorno venirti incontro.

E cosa vedi alle mie spalle.

Sangue e croci.

Accetti da questo punto del mio cammino
a procedere nel passo al mio fianco?

E l’anima serafica disse:

Fiore tu versasti sangue,
ma le croci del passato fui io a portarle,
vedi io non potrò mai lasciarti questo cammino,
è di entrambe,
tu non se mai stato solo.

Ma io non ti ho mai vista,
e solo da poco
che ti riconosco al mio fianco.

Non ti eri mai guardata davvero.

Disse l’anima.