
Una tersa e ventilata mattina di marzo, un bambino, aiutato dal nonno,
fece innalzare nel cielo un magnifico aquilone.
Portato dal vento, l'aquilone saliva e saliva sempre più in alto,
finché divenne poco più di un piccolo puntino.
Il filo si srotolava e seguiva l'aquilone verso l'alto,
ma il nonno aveva legato saldamente una estremità del filo
al polso del bambino.
Lassù, nell'azzurro, l'aquilone dondolava tranquillo e sicuro,
seguendo le correnti.
Due grossi piccioni chiacchieroni, che volavano pigramente,
si affiancarono all'aquilone e cominciarono a fare commenti sui suoi colori.
"Sei vestito proprio in ghingheri, amico"
disse uno.
"Dai, vieni con noi. Facciamo una gara di resistenza"
disse l'altro.
"Non posso", disse l'aquilone.
"Perché?".
"Sono legato al mio padroncino, laggiù sulla terra".
I due piccioni guardarono in giù.
"Io non vedo nessuno", disse uno.
"Neppure io lo vedo", rispose l'aquilone,
ma sono sicuro che c'è perché ogni tanto sento uno strattone al filo".
Sii felice se ogni tanto Dio dà uno strattone al tuo filo.
Non lo vedi, ma è legato a te.
E non ti lascerà perdere.
Mai
Bruno Ferrero
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